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BUONI & CATTIVI - LA SFIDA / VINI DOLCI

Passiti: l'Aleatico dell'Elba sfida il Moscato di Pantelleria

 


 

"Il degustatore mascherato ", o meglio " I degustatori mascherati" saranno i nuovi conduttori dell'ormai affermata rubrica "I Buoni & i Cattivi". Alcuni si chiederanno perch i giornalisti coinvolti si nascondano dietro una maschera. Semplicemente perch molte buone firme ormai collaborano con le stesse guide che in questa rubrica dovrebbero idealmente mettere alla gogna, quindi ne deriva un palese conflitto di interessi. Enotime Magazine ha quindi deciso di affidare la rubrica a degustatori seri ed equilibrati che, per ragioni di opportunit, abbiamo deciso di non citare.
L'intento de' "I Buoni & i Cattivi" continua ad essere quello di fornire una vera e propria "sguida", segnalando quei vini che non sono riusciti a conquistare le luci della ribalta ma che a nostro giudizio sono altrettanto meritevoli. Ogni mese avverr una sfida tra un "BUONO", cio un prodotto valutato ai massimi livelli da almeno una delle principali guide italiane, e un "CATTIVO", un vino emergente che invece non riuscito a toccare i vertici ma che secondo noi avrebbe meritato pi attenzione.
Le nostre recensioni non avranno nessun punteggio, ma si capiranno chiaramente i valori in campo. Le schede saranno sempre corredate da un commento finale e dai prezzi medi di vendita al pubblico: in questo modo ognuno potr verificare i rapporti qualit/prezzo. Buon divertimento!

Pubblicato il 14 Dicembre 2004
L'Aleatico dell'Elba DOC 2003 di Mola
sfida
il Moscato Passito di Pantelleria Martingana DOC 2000 di Salvatore Murana

PER ENTRARE IN ARGOMENTO....

Siamo finalmente arrivati in prossimità delle feste natalizie che, nella tradizione della nostra rubrica, ha sempre avuto come protagonisti due grandi bollicine italiane. Quest'anno però vogliamo fare un piccolo strappo e parlarvi di due vini che, pur non avendo bollicine al loro interno, vi renderanno sicuramente ancora più piacevole e dolce il pranzo di Natale. In vena di diversità parleremo di due vini che, almeno sulla carta, in comune hanno solo due fattori: di nascere su isole e di essere passiti. Per il resto discordano su tutto: vitigno, tecniche di vinificazione e di maturazione. In realtà, almeno per me, hanno un altro punto in comune: sono eccezionali. Ma sveliamo il mistero: il buono è il Moscato Passito di Pantelleria Martingana 2000 di Salvatore Murana, il cattivo è l'Aleatico dell'Elba 2003 di Mola.
Parlare delle due zone di provenienza richiederebbe almeno tre giorni, ma cerchiamo di sintetizzare. Pantelleria è, non solo nell'immaginario collettivo, uno dei terreni estremi per la viticoltura. Isola vulcanica, molto più vicina all'Africa che alla Sicilia, battuta dal vento per quasi oltre 300 giorni all'anno. Qui la vite, per poter crescere e dare frutto, ha bisogno di cure e impegno costante. Purtroppo negli ultimi 30 anni queste cure sono venute spesso a mancare, se è vero come è vero che la superficie vitata è passata dai 4.000 ettari degli anni settanta ai quasi 1.300 attuali. Ma come si fa a lavorare la vigna quando quello che si prende per le uve non copre nemmeno i costi per i trattamenti? Pensate infatti che intorno alla metà degli anni 90 un chilo di uva zibibbo (moscato di Alessandria) veniva pagato 250 Lire. Oggi, se Dio vuole, la situazione è cambiata, ma comunque i prezzi per le uve migliori non toccano mai i 100 € al quintale. In questa situazione difficile c'è sempre stato qualcuno che non solo ha tenuto duro, ma ha portato avanti con coraggio la viticoltura isolana. Questo qualcuno è Salvatore Murana: una persona così vulcanica non poteva che nascere su un'isola che non lo fosse altrettanto. Le sue occupazioni sono molteplici e vanno dal fare il pompiere sino alla coltivazione di lenticchie. Nel mezzo si trova la sua passione per la viticoltura che lo ha sempre portato a scommettere sui vini panteschi. Non per niente oggi è Presidente del Consorzio sulla DOC locale e si sta battendo per il riconoscimento della DOCG. Singolare il simbolo scelto per il neonato consorzio, che vede raffigurata la dea egizia Iside nell'atto di raccogliere le varie parti del corpo di suo marito Osiride. Infatti, come Iside, questo Consorzio intende raccogliere i pezzi della viticoltura isolana e dar loro nuova vita. Parte di questa vita è giunta e giungerà anche da viticoltori non panteschi, che negli ultimi anni stanno investendo sull'isola per produrre un vino, il Moscato Passito, che ora è molto di moda. E' talmente di moda che, in alcuni casi, si assiste alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, con la presenza sul mercato di Passiti di Pantelleria molto improbabili. Nel momento in cui la DOC (o la futura DOCG) prevederà anche l'obbligo dell'imbottigliamento in zona senza deroghe, questo problema potrà forse risolversi.
L'isola d'Elba non è certo terra di confine per la vite, ma la sua particolare conformazione montagnosa non ha mai permesso uno sviluppo equivalente alle potenzialità qualitative. La viticoltura elbana non è comunque nelle condizioni di quella pantesca grazie soprattutto al signor turismo, che ha permesso, sin dagli anni Sessanta, lo smercio senza eccessivi problemi del vino locale. Vino locale che era (ed è) soprattutto non passito. Come dicevamo, coltivare la vite all'Elba non è certo facile: vista la natura del suolo, gli appezzamenti superano raramente l'ettaro di estensione e spesso sono su terrazzamenti. Questo porta ad una frammentazione delle proprietà e soprattutto ad una moltiplicazione degli sforzi. In particolare per l'Aleatico, questo vitigno a bacca rossa particolarissimo, le attenzioni colturali sono di molto amplificate perchè la raccolta deve essere effettuata con grande cura per poi poterlo lasciare in appassimento. Oggi molti viticoltori locali hanno scelto la strada dell'appassimento al chiuso, ma la tradizione prevedeva l'appassimento ai raggi diretti del sole, anche se per periodi piuttosto brevi.

LE SCHEDE DEGLI SFIDANTI

Raramente il nostro appellativo di "buono" è andato ad una persona più adatta. Salvatore Murana è infatti, oltre che un grande viticoltore, anche una persona squisita, sempre gentile ed ospitale. La sua famiglia ha sempre avuto a che fare con la terra ma è dal 1984 che Salvatore si è dedicato con particolare impegno alla viticoltura. I suoi vigneti coprono quasi 15 ettari di terreno che, rigorosamente divisi in piccoli appezzamenti, sono sparsi ai quattro angoli dell'isola, spesso affacciati al mare e, in alcuni casi, con pendenze da mufloni. La forma di allevamento è la classica ad alberello, molto basso e quasi affondato in una piccola buca del terreno. Se ci si pensa bene, questo modo di coltivare la vite è forse l'unico che può esistere e dare buoni frutti in questa terra battuta dal vento. Ma è in queste vigne che nascono i suoi grandi vini, con nomi evocativi come Martingana, Khamma, Mueggen. Lì si trovano le viti del Moscato di Alessandria, altrimenti chiamato Zibibbo. Vitigno estremamente produttivo, che solo il "rigore" del clima e la mano dell'uomo portano a rese abbastanza basse, che per le piante nuove si aggirano intorno ai 3 chili mentre nelle vigne vecchie arrivano difficilmente alla metà. Se Salvatore si è fatto conoscere per i passiti, oggi la sua dimensione di viticoltore si è molto ampliata, tanto da comprendere ottimi vini secchi, sia bianchi che rossi. La tecnica in cantina è esistente, ma ridotta all'essenziale. Comunque non mancano vasi in acciaio ed una bella sfilza di barriques si sposa a botti di media grandezza. Complessivamente dalla sua cantina escono ogni anno circa 100.000 bottiglie di vino che ne fanno di gran lunga il primo produttore isolano.
Il cattivo di oggi è sempre un piccolo produttore che non ha quasi mai smesso di credere nell'Aleatico. Dico quasi, perchè per diversi anni Marco Pavoletti ha venduto le sue belle uve e solo da poco tempo si è deciso a vinificare in proprio i pochi ettari di terreno suddivisi in varie particelle. I risultati sono stati subito molto interessanti, tanto che mi ricordo un Aleatico 1998 che mi aveva fatto letteralmente saltare sulla sedia, però il numero di bottiglie era talmente risicato che solo adesso arriva ad essere superiore alle 5.000. Ma la produzione aziendale non si ferma all'Aleatico e tocca anche due vini secchi, un bianco ed un rosso, e pochissime bottiglie di Moscato passito. L'azienda produce complessivamente circa 45.000 bottiglie all'anno, derivanti dai quasi 12 ettari vitati. Questi si trovano tra i 60 ed i 90 metri s.l.m e sono tutti allevati a cordone speronato. In cantina troviamo una tecnologia moderna, anche se per un vino come L'aleatico ci si affida ancora a pratiche vecchie di secoli, come l'appassimento all'aperto.
Per quanto riguarda i punteggi conseguiti sulle maggiori guide, Il Martingana 2000 ha ricevuto due massimi riconoscimenti: Tre Bicchieri dal Gambero Rosso e Cinque Grappoli dall'AIS. L'Espresso gli ha dato 16.5/20, mentre stranamente Vinibuoni d'Italia non lo recensisce. La stessa guida dà invece il suo massimo riconoscimento, la Corona, all'Aleatico 2003, che riceve anche Due Bicchieri Rossi dal Gambero/Slow Food e 16.5/20 dall'Espresso. Questa volta a non recensire il vino è la guida dei Sommeliers.

IL BUONO
IL CATTIVO

Moscato Passito di Pantelleria DOC Martingana 2000
Salvatore Murana
Contrada Khamma 276, 91017 Pantelleria (TP)
tel. 0923.915541, fax 0923.915231
E-mail: vinimurana@libero.it e salvatoremurana@tiscali.it
Bottiglie prodotte: 10.000
Prezzo medio in enoteca: circa 55 €

Tutte le volte che penso ai vini di Salvatore mi tornano alle papille le straordinarie sensazioni del suo Martingana 1989, purtroppo oggi esaurito sia nella mia che nella cantina di tutti gli italiani. Il modo di Murana per produrre un vino del genere (e tutti quelli che lo hanno preceduto e seguito sino al nostro 2000) è semplice e lineare. Serve innanzitutto possedere un terreno unico come Martingana, dove i terrazzamenti si affacciano praticamente sul mare. Occorrono poi delle viti vecchie con una densità di circa 2.500 piante per ettaro, delle uve curate in modo attento durante tutte le fasi colturali, ma poste sotto la massima attenzione invece nei momenti della vendemmia e dell'appassimento. In Cantina poi si deve solo "sgrezzare" quello che la natura ha dato. Questa ricetta ha permesso, anno dopo anno, di produrre un vino a cui non manca la parola, perchè è immediatamente riconoscibile in qualsiasi degustazione bendata. Grazie a questo dono parla di sole, di fatica, di pazienza... ma non voglio andare troppo avanti. Siamo arrivati all'appassimento, che deve essere fatto solo con le uve stese al sole diretto. Molti produttori, panteschi e non, preferiscono mettere le uve in piccole serre, ma la differenza si vede e si sente. le uve devono quindi "crogiolarsi" al sole per circa 30 giorni, dopodichè vengono portate in cantina e qui diraspate ed aggiunte ad uve fresche per permettere facilmente la partenza della fermentazione. Questa dura diversi giorni e trova poi un suo blocco spontaneo quando l'alcool sviluppato inibisce naturalmente i lieviti. A questo punto non resta che svinare e passare il prodotto in barriques non nuove dove permane per circa 18 mesi ad ingentilirsi ed equilibrarsi. Dopo l'imbottigliamento il vino rimane ancora qualche mese in affinamento e poi viene messo in commercio. Ed è grazie al commercio che posso avere di fronte questa bottiglia da mezzo litro. Già versandolo nel bicchiere colpisce per la grande densità, ma soprattutto per il colore ambrato carico, che ricorda neanche tanto alla lontana i colori del sole al tramonto. Il naso è invece un'alba di gioia, tanti sono i profumi perfettamente riconoscibili che si rincorrono: tutte le varianti della frutta passita e candita, ma poi arrivano fiori, cannella e chi più ne ha più ne metta. Sembrano quasi bollicine che saltano fuori dal bicchiere in un perlage unico di profumi. In bocca siamo prossimi al deliquio grazie ad una sontuosa potenza che diventa gustosa armonia ed incredibile lunghezza. Bere questo vino è forse la maniera più veloce per farsi una scorpacciata di tutta la frutta del mondo. Babbo Natale, ti prego, fammelo trovare sotto l'albero.

L

A

 

S

F

I

D

A

Aleatico dell'Elba 2003
Mola
Loc. Gelsarello 2, 57036 Porto Azzurro (LI)
tel. 0565.222089, fax 0565.222125
E-mail: pavoletti@infol.it
Bottiglie prodotte: 7.000
Prezzo medio in enoteca. circa 22 €

Marco Pavoletti, anima nonché proprietario dell'azienda, sostiene sempre che occorre molta fatica per fare un buon Aleatico. Possiamo capirlo sia guardando i vigneti, sparsi in varie zone dell'isola, che la lavorazione delle uve. Una cosa invece che non richiede (almeno adesso) fatica è ritrovarsi con cloni particolari di Aleatico, come quelli da cui nasce il suo vino. In effetti anche se studi seri sull'Aleatico non sono mai stati fatti i profumi del suo vino sono, anno dopo anno, molto più intensi e particolari di quelli degli altri produttori elbani. Ma diamo a Cesare quello che è di Cesare ed ammettiamo che una buona parte delle caratteristiche del vino possono derivare anche dalla mano del produttore. Qui entra in campo la fatica di cui sopra. Le uve di Aleatico vengono vendemmiate verso la fine di agosto e messe in piccole cassette, evitando di sovrapporre i grappoli. Dalle cassette le uve vanno direttamente su dei cannicci all'aria aperta dove appassiscono per una quindicina di giorni, controllate attentamente e girate più volte. Queste strutture con i cannicci sono all'aperto, ma con una tettoia che può essere spostata a copertura delle uve in caso di pioggia. La fase successiva è la diraspatura, una pigiatura leggerissima e poi si va a fermentare in vasi di acciaio per 8-10 giorni. La fermentazione si ferma naturalmente quando la gradazione alcoolica inibisce i lieviti. A questo punto il vino è quasi finito; viene travasato ed una parte rimane in vasche d'acciaio, mentre l'altra matura in barrique di terzo passaggio. Come vedete sembra tutto semplice, ma l'Aleatico è un'uva che ha bisogno di continue cure. Da una parte infatti fiorisce prestissimo ed è quindi soggetta alle gelate primaverili, dall'altra bisogna sperare che l'annata non sia troppo calda per evitare la perdita degli aromi primari che la caratterizzano. Quando le cose vanno bene ci troviamo davanti una bottiglia come quella che è di fronte a me. Il colore è porpora brillante giovanissimo, ma è il naso quello che ti conquista e ti seduce: sembra di essere entrati in un frutteto dove more, fragole, lamponi e pesche mature fanno a gara per farsi notare. Note floreali ed addirittura speziate completano il quadro, che risulta indimenticabile. In bocca c'è sostanza, ma anche austera pulizia ed equilibrio. Non gioca le carte dell'opulenza, ma della complessità elegante abbinata ad una straordinaria lunghezza. Il rapporto tra la parte dolce, quella alcoolica, tannica ed acidica è perfetto ed il tutto porta ad una chiusura fine e vellutata. Un vino assolutamente particolare, quasi unico, da non perdere.

COMMENTO FINALE: Scusate un attimo, ma devo ancora riprendermi da questa overdose di incredibili sensazioni sia olfattive che gustative. Se il Martingana tocca più la frutta passita e candita, l'Aleatico ha dalla sua tutta la frutta matura che uno possa immaginare. In bocca entrambi hanno lunghezza quasi estenuante, ma il primo chiude più grasso e roboante, il secondo, forse grazie anche al tannino, ci saluta in maniera più asciutta ed elegante. La domanda con cosa abbinarli in questo caso è mal posta. Sarebbe meglio dire con cosa NON abbinarli. Sono talmente buoni che me li berrei anche su un'orata al vapore e chi se ne frega se sciupo l'orata. A parte le battute: il Martingana è compagno ideale di ogni pasticceria secca e, visto che siamo in Sicilia, della frutta Martorana: non disdegna però formaggi stagionati, anche molto. L'aleatico di Mola gioca le sue carte sulla stessa gamma di prodotti ma, sempre per rimanere in regione, non lo vedrei male anche su un cinghiale in dolce-forte. Ma l'abbinamento perfetto per questi due vini è... la poltrona, la tranquillità e magari un gruppo di amici con cui condividerli e con cui giocare a scoprire ogni loro sfumatura e caratteristica.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: Qui casca l'asino. Devo ammettere che non ce la faccio, non posso mettere uno davanti all'altro. Sarebbe come se avessi di fronte a me le due più belle donne della terra, una bionda e una mora. Come potrei dire ad una arrivederci! senza mangiarmi le mani per il resto dei miei giorni. Inoltre, per far vincere uno dei due non mi posso nemmeno attaccare al discorso del prezzo: Martingana infatti costa più del doppio dell'Aleatico, ma ha anche tre anni in più di invecchiamento. Per questo, con il beneplacido del direttore e con il permesso di Babbo Natale, facciamo uno strappo alla regola e decretiamo un pareggio che, dal punto di vista calcistico, sarebbe un 10 a 10 e non un misero 0 a 0. Comunque non è detto che, dopo la poltrona e la tranquillità (gli amici no perchè me li berrebbero tutti!!) non trovi un vincitore......Ve lo saprò dire la prossima volta. Buon Natale!

Vuoi segnalarmi un vino poco conosciuto ma di grande qualit per le prossime sfide? Scrivimi!

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VINI ROSSI
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