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Moscato Passito di Pantelleria DOC Martingana 2000
Salvatore Murana
Contrada Khamma 276, 91017 Pantelleria (TP)
tel.
0923.915541, fax 0923.915231
E-mail: vinimurana@libero.it e
salvatoremurana@tiscali.it
Bottiglie prodotte: 10.000
Prezzo medio in enoteca: circa 55 €
Tutte le volte che penso ai vini di Salvatore mi tornano alle papille le straordinarie sensazioni del suo Martingana 1989, purtroppo oggi esaurito sia nella mia che nella cantina di tutti gli italiani. Il modo di Murana per produrre un vino del genere (e tutti quelli che lo hanno preceduto e seguito sino al nostro 2000) è semplice e lineare. Serve innanzitutto possedere un terreno unico come Martingana, dove i terrazzamenti si affacciano praticamente sul mare. Occorrono poi delle viti vecchie con una densità di circa 2.500 piante per ettaro, delle uve curate in modo attento durante tutte le fasi colturali, ma poste sotto la massima attenzione invece nei momenti della vendemmia e dell'appassimento. In Cantina poi si deve solo "sgrezzare" quello che la natura ha dato. Questa ricetta ha permesso, anno dopo anno, di produrre un vino a cui non manca la parola, perchè è immediatamente riconoscibile in qualsiasi degustazione bendata. Grazie a questo dono parla di sole, di fatica, di pazienza... ma non voglio andare troppo avanti. Siamo arrivati all'appassimento, che deve essere fatto solo con le uve stese al sole diretto. Molti produttori, panteschi e non, preferiscono mettere le uve in piccole serre, ma la differenza si vede e si sente. le uve devono quindi "crogiolarsi" al sole per circa 30 giorni, dopodichè vengono portate in cantina e qui diraspate ed aggiunte ad uve fresche per permettere facilmente la partenza della fermentazione. Questa dura diversi giorni e trova poi un suo blocco spontaneo quando l'alcool sviluppato inibisce naturalmente i lieviti. A questo punto non resta che svinare e passare il prodotto in barriques non nuove dove permane per circa 18 mesi ad ingentilirsi ed equilibrarsi. Dopo l'imbottigliamento il vino rimane ancora qualche mese in affinamento e poi viene messo in commercio. Ed è grazie al commercio che posso avere di fronte questa bottiglia da mezzo litro. Già versandolo nel bicchiere colpisce per la grande densità, ma soprattutto per il colore ambrato carico, che ricorda neanche tanto alla lontana i colori del sole al tramonto. Il naso è invece un'alba di gioia, tanti sono i profumi perfettamente riconoscibili che si rincorrono: tutte le varianti della frutta passita e candita, ma poi arrivano fiori, cannella e chi più ne ha più ne metta. Sembrano quasi bollicine che saltano fuori dal bicchiere in un perlage unico di profumi. In bocca siamo prossimi al deliquio grazie ad una sontuosa potenza che diventa gustosa armonia ed incredibile lunghezza. Bere questo vino è forse la maniera più veloce per farsi una scorpacciata di tutta la frutta del mondo. Babbo Natale, ti prego, fammelo trovare sotto l'albero. |
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Aleatico dell'Elba 2003
Mola
Loc. Gelsarello 2, 57036 Porto Azzurro (LI)
tel. 0565.222089, fax 0565.222125
E-mail: pavoletti@infol.it
Bottiglie prodotte: 7.000
Prezzo medio in enoteca. circa 22 €
Marco Pavoletti, anima nonché proprietario dell'azienda, sostiene sempre che occorre molta fatica per fare un buon Aleatico. Possiamo capirlo sia guardando i vigneti, sparsi in varie zone dell'isola, che la lavorazione delle uve. Una cosa invece che non richiede (almeno adesso) fatica è ritrovarsi con cloni particolari di Aleatico, come quelli da cui nasce il suo vino. In effetti anche se studi seri sull'Aleatico non sono mai stati fatti i profumi del suo vino sono, anno dopo anno, molto più intensi e particolari di quelli degli altri produttori elbani. Ma diamo a Cesare quello che è di Cesare ed ammettiamo che una buona parte delle caratteristiche del vino possono derivare anche dalla mano del produttore. Qui entra in campo la fatica di cui sopra. Le uve di Aleatico vengono vendemmiate verso la fine di agosto e messe in piccole cassette, evitando di sovrapporre i grappoli. Dalle cassette le uve vanno direttamente su dei cannicci all'aria aperta dove appassiscono per una quindicina di giorni, controllate attentamente e girate più volte. Queste strutture con i cannicci sono all'aperto, ma con una tettoia che può essere spostata a copertura delle uve in caso di pioggia. La fase successiva è la diraspatura, una pigiatura leggerissima e poi si va a fermentare in vasi di acciaio per 8-10 giorni. La fermentazione si ferma naturalmente quando la gradazione alcoolica inibisce i lieviti. A questo punto il vino è quasi finito; viene travasato ed una parte rimane in vasche d'acciaio, mentre l'altra matura in barrique di terzo passaggio. Come vedete sembra tutto semplice, ma l'Aleatico è un'uva che ha bisogno di continue cure. Da una parte infatti fiorisce prestissimo ed è quindi soggetta alle gelate primaverili, dall'altra bisogna sperare che l'annata non sia troppo calda per evitare la perdita degli aromi primari che la caratterizzano. Quando le cose vanno bene ci troviamo davanti una bottiglia come quella che è di fronte a me. Il colore è porpora brillante giovanissimo, ma è il naso quello che ti conquista e ti seduce: sembra di essere entrati in un frutteto dove more, fragole, lamponi e pesche mature fanno a gara per farsi notare. Note floreali ed addirittura speziate completano il quadro, che risulta indimenticabile. In bocca c'è sostanza, ma anche austera pulizia ed equilibrio. Non gioca le carte dell'opulenza, ma della complessità elegante abbinata ad una straordinaria lunghezza. Il rapporto tra la parte dolce, quella alcoolica, tannica ed acidica è perfetto ed il tutto porta ad una chiusura fine e vellutata. Un vino assolutamente particolare, quasi unico, da non perdere. |