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Il pensiero è un mezzo assai potente
Sale in zucca consigli e riflessioni per "condire" la mente con un po' di saggezza
Questa rubrica settimanale curata dal Dr. Mario Rizzi ha lo scopo di aprire una finestra sui segreti della mente. Si propone inoltre di offrire diverse chiavi di lettura sui nostri comportamenti, di farci riflettere e, possibilmente, migliorare. Potremmo anche scoprire che per dare più sapore alla nostra vita basta davvero poco: solo un po' più di sale.... in zucca!!
IL PENSIERO E' UN MEZZO ASSAI POTENTE (1)
Il pensiero è lo strumento più potente di cui l'uomo dispone. Esso ha la capacità di agire direttamente sugli uomini, sugli avvenimenti, sulle cose, senza strumenti intermediari, questo è l’aspetto più importante della sua potenza. Il pensiero può agire più e meglio di qualunque altro mezzo di cui l'uomo si serve per le sue opere. Questo accresce immensamente il suo raggio d'azione, che non conosce barriere e distanze. Il bene che può produrre in tal modo è incalcolabile, e può farlo senza che nessuno lo sappia. Lo scopo di queste pagine è dunque quello di aiutare gli altri con la straordinaria forza del pensiero; suggerire fede e fiducia, sorreggere chi è debole, sollevare chi è depresso, stimolare con suggerimenti gl'incerti, i dubbiosi, i pavidi, cooperare al bene comune. La condizione primaria e indispensabile perché si possa effettivamente agire con il pensiero alfine di aiutare validamente gli altri è quella di raggiungere la padronanza della mente. Disciplinata e potenziata, essa può compiere quelli che sono comunemente definiti prodigi.
Spesso lasciamo che la mente ci tormenti... (2) Spesso lasciamo che la mente ci tormenti, ci preoccupi e ci opprima con pensieri che ci trascinano in un vortice e si presentano in tempo inopportuno; ma questo accade soltanto quando si crede che la mente sia nostra padrona. Pertanto quando una persona impara ad affermare la sua padronanza sulle diverse parti della mente ne controlla e regola i processi così come farebbe con i delicati congegni di una macchina, e si libera certamente dalla tortura che la mente può procurargli. In tal modo riesce a controllare le proprie facoltà intellettive e ne migliora, dirigendolo coscientemente, il difficile lavoro; inoltre impara a trasmettere ordini alle regioni mentali subcoscienti; mentre dorme le fa lavorare per lui... persino quando sta usando la mente consapevole in altro modo. Così si esprime Edoardo Carpenter, riportando nel libro "From Adam's feak to Elephanta", le sue impressioni dopo una visita ad uno Gnani Yogi indiano: "E se abbiamo poca voglia di credere in questa padronanza interiore sul corpo, siamo forse nello stesso modo poco convinti dell'idea di padronanza sui nostri pensieri e sentimenti più intimi. Che un uomo debba essere preda di un qualsiasi pensiero, che per caso prenda possesso della sua mente, è generalmente ritenuto inevitabile. "Può sembrare penoso che egli debba essere tenuto sveglio tutta la notte dall'ansia per l'esito di un processo che deve essere discusso domani; ma che costui possa avere il potere di determinare se debba rimanere sveglio o no, sembra una pretesa abbastanza strana. "L'immagine di un pericolo vicino è senz'altro preoccupante, ma è proprio questa pena, pensiamo, che turba la mente continuamente ed è inutile tentare di scacciarla. "Eppure è assurdo che l'uomo, erede di tutti i secoli passati, sia schiavo delle fantasie vane del cervello. "Se una pietruzza ci dà fastidio in una scarpa, la togliamo, ci togliamo cioè la scarpa per levarla. Non appena si è compreso come fare, risulta abbastanza semplice scacciare dalla mente un pensiero inopportuno e dannoso. Su questo non ci si può sbagliare, non possono esserci due opinioni: è evidente, chiaro, indiscutibile. Ognuno di noi dovrebbe imparare a scacciare dalla mente un pensiero penoso, così come si toglie una pietruzza dalla scarpa. E finché l'uomo non è in grado di fare ciò, non può dire di essere il re della natura. "Egli è solo uno schiavo, preda dei fantasmi che si agitano, come pipistrelli, nel suo cervello. Purtroppo le facce stanche che ci sono attorno dimostrano chiaramente che, solo in pochi casi, si è ottenuta questa padronanza, anche nelle classi privilegiate dei popoli civili. "E' davvero ben difficile incontrare un vero uomo! E' invece abbastanza facile incontrare persone che sono perseguitate da pensieri, preoccupazioni, desideri tirannici; persone oppresse, curve sotto la frusta: oppure orgogliose, correre felici, guidate da un auriga che, tenendo le redini, ne condiziona la libertà; persone con cui non è possibile fare alcun discorso "Una delle più importanti dottrine di Raja Yoga è che il potere di scacciare i pensieri o, se necessario, di eliminarli totalmente, deve essere raggiunto. Quest'arte naturalmente richiede pratica ma, come tutte le altre arti, una volta acquisita, non presenta più né misteri, né difficoltà. E dal momento che la vita ha davvero inizio soltanto quando questa arte è diventata propria, vale bene la pena di esercitarla. "Se invece di essere governati da pensieri individuali nel loro insieme, nella loro varietà e capacità, noi li abbiamo in nostro potere e siamo in grado di dirigerli, inviarli e usarli dove e come vogliamo, la vita diventa talmente vasta e grandiosa, paragonata a quella di prima, che la sua situazione passata si può considerare quasi un embrione di vita. "Se sarete capaci di eliminare un pensiero che esiste in voi potrete anche ottenere qualsiasi altra cosa a cui aspiriate; ed è per questo che tale potere è così importante. Questa capacità libera l'uomo non soltanto dai tormenti mentali, che costituiscono in effetti i nove decimi dell'intero tormento della vita, ma dà anche il potere assoluto, totalmente ignorato prima, di eseguire il lavoro mentale perché i due aspetti sono in relazione tra di loro. "Il pensiero, mentre state lavorando, deve essere completamente accentrato: niente di estraneo all'argomento trattato deve distrarvi; tutto deve funzionare come una grande macchina di enormi possibilità, strutturalmente perfetta, cioè senza dispersioni, né consumo o disgregazione, per forze avverse che lavorino contemporaneamente. A lavoro finito, quando non vi è più bisogno di adoperare una macchina, questa deve essere fermata in modo adeguato, completamente, totalmente; non come farebbero dei ragazzi, che potrebbero rovinare una locomotiva rientrata da poco nel deposito, se fosse permesso loro di usarla per gioco. E dopo il lavoro, l'uomo deve ritirarsi nella regione della conoscenza, ove egli dimora veramente. "Il potere della macchina mentale è molto cresciuto se raggiungiamo questa facoltà: di metterla a riposo, quando non ce n'è più bisogno, e di farla lavorare intensamente, in caso di necessità. Diventa così un vero strumento che ogni operaio depone dopo averlo adoperato, e che soltanto chi non lavora mai mostra a tutti, in giro, come sua proprietà, portandolo con sé tutto il giorno". Tali parole, riportate dal libro del Carpenter e piene di suggestione, vanno lette con molta attenzione: tutti coloro che si stanno emancipando dalla schiavitù della mente non dominata, che vogliono metterla sotto il loro controllo per mezzo della volontà, ne trarranno grandissimo vantaggio.
Riferimenti bibliografici 1) Amadeus Voldben, I Prodigi del Pensiero Positivo, retro di copertina. 2) Elaborato da: Raja Yoga, di Yogi Ramacharaka, Vol. I, pag. 57 La Bussola Editrice, Roma, 1977.
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