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SALE IN ZUCCA / PSICOLOGIA

Il controllo mentale

 


 

Sale in zucca
consigli e riflessioni per "condire" la mente con un po' di saggezza

Questa rubrica settimanale curata dal Dr. Mario Rizzi ha lo scopo di aprire una finestra sui segreti della mente. Si propone inoltre di offrire diverse chiavi di lettura sui nostri comportamenti, di farci riflettere e, possibilmente, migliorare.
Potremmo anche scoprire che per dare più sapore alla nostra vita basta davvero poco: solo un po' più di sale.... in zucca!!


Mario Rizzi ha conseguito il dottorato in Psicologia Umanistica negli Stati Uniti e si è specializzato in R.H.M.T. ( Rigth Hemifere Mental Therapy ), una tecnica per la regressione della memoria senza ipnosi. Dopo oltre 30 anni di studi e ricerche ha creato una sterminata banca dati consultabile gratuitamente sui suoi 4 siti internet.
Si ringrazia per la collaborazione il sito www.viveremeglio.org
Pubblicato: 23 Novembre 2004
Ringraziamo tutti gli autori, antichi e moderni che, con il loro lavoro hanno permesso questa raccolta e ci scusiamo qualora, per impossibilità, errore o distrazione, non abbiamo citato la fonte originale del materiale presentato.
I brani nel cui titolo compare un numero tra parentesi, rappresentano un testo originale, tratto dal volume il cui titolo è riportato nei Riferimenti bibliografici inseriti al termine di ogni capitolo.

IL CONTROLLO MENTALE

Essere, o non essere, questo è il problema
Se sia più nobile per la mente soffrire per i colpi e le ferite del destino avverso
O armarsi per lottare contro un mare di guai e con la lotta annullarli per sempre?
Amleto, principe di Danimarca

Analizzare il comportamento della propria mente è certamente uno dei compiti più complessi che l'uomo possa affrontare.
Diversamente dall'indagine scientifica fatta su un oggetto esterno, che può essere sempre condotta con un certo rigore, l'analisi della propria mente portata avanti con l'ausilio della stessa mente, crea una serie di problematiche. L'osservatore e l'osservato non occupano più due posizioni spazialmente separate ma coesistono sia nel tempo che nello spazio: ciò, ovviamente, non permette quella obiettività di osservazione che sarebbe altamente auspicabile.
Per questi motivi da millenni vi sono stati uomini che hanno pensato, parlato e scritto sul modo in cui essi interpretavano i processi mentali. Di certo il più antico trattato sull'argomento è la Bhagavad Gita (1), fu compilata in India e tratta di fatti risalenti al periodo anteriore di mille anni alla nascita di Gesù Cristo. In questo trattato si racconta di una battaglia, dei protagonisti e delle varie problematiche che essi incontrano. La battaglia, però, non è condotta verso nemici esterni ma verso quelli interni (vizi, passioni, desideri, ecc.), che ostacolano ed a volte impediscono una normale evoluzione della natura umana.
La Baghavad Gita inizia così: "La mente cieca disse, o chiese a sé stessa in introspezione: I miei figli, le cattive, seducenti tendenze mentali e dei sensi, opposte alle pure tendenze mentali discriminative, radunatesi nella sacra pianura del campo di battaglia della Vita, desiderosi di darsi battaglia psicologica o morale, che cosa fecero?".
Appare chiaro come la materia trattata sia non soltanto di ordine psicologico ma anche morale e spirituale e come, per gli Indù, i processi mentali rivestano da millenni un indubbio interesse. Si pensi che la mente comune, ovvero non educata, viene da loro definita come "la scimmia pazza che ci governa".
La mente è a tutti gli effetti soltanto uno strumento che l'uomo dovrebbe poter usare a sua discrezione, con l'adozione dei pensieri voluti e la rimozione di quelli non desiderati. Spesso, invece, i pensieri trovano la loro origine nei meccanismi mentali relativi al recupero dei ricordi, alla associazione delle idee ed ai riflessi condizionati. Questi meccanismi sono talvolta così potenti da costringere l'uomo a deviare dai pensieri che stava intrattenendo a favore di quelli portati in superficie dai processi accennati. A causa di questi fenomeni l'uomo stesso viene strumentalizzato dalla sua mente e, consapevolmente o meno, si ritrova a seguire delle linee di pensiero e d'azione che non sempre gli sono congeniali.
Questo non è certo un problema specifico dei nostri tempi, le seguenti parole di San Paolo ben illustrano la difficoltà di agire nella direzione in cui si pensa sia giusto muoversi: "Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me" (Romani 7,15).
Il notevole uso di tranquillanti che viene fatto nelle nazioni più progredite dimostra chiaramente come la padronanza dei processi mentali presenti delle notevolissime carenze. Questo dimostra che la ricerca e la rimozione delle cause che stanno alla base delle disfunzioni non è facile e che la mente ha ancora tanti segreti e particolarità che rimangono da scoprire.

Un pensiero del maestro Muktananda (2)
La mente ha l'abitudine di vagare qua e là, di essere sempre in continuo movimento, e siccome lo fa da molto tempo, le risulta assai difficile calmarsi.
Comunque tu dovresti fare qualsiasi sforzo per non lasciarla libera. Non dovresti permetterle di andare dove più le piace. Dovresti invece convincerla a meditare e dovresti anche cercare di intrattenere solamente pensieri puri, buoni e costruttivi.
La mente per gli esseri umani è la radice del dolore e del piacere. Non vi è altro motivo per cui dovresti sperimentare dolore e piacere: è solo la mente che ti fa sperimentare queste cose. Essa è capace di farti soffrire mostrandoti una gioia nel dispiacere oppure una sofferenza dentro alla gioia; ecco perché non dovresti correre dietro alla fantasie della tua mente. Al contrario, dovresti utilizzare la mente per ritrovare il tuo vero Sé.
Tu non sei al di sotto della tua mente, è essa che è sotto di te e dovrebbe stare al tuo fedele servizio. Ci sono, purtroppo, molte persone che si sentono deboli e fragili perché sono state sconfitte dalla loro mente. Ricorda che una persona può conquistare un paese intero, ma non sarà mai un conquistatore se prima non ha vinto la propria mente.
Queste sono le ragioni per cui dovresti stare molto attento con la tua mente. Dovresti osservarla costantemente, dovresti essere in grado di riconoscere se essa pensa pensieri buoni oppure no. Tra i vari sensi e gli strumenti che noi abbiamo a disposizione, la mente e il più importante. Più diventa docile e tranquilla e tanto più si stabilizza, più diventa pura e più ti permette di avvicinarti alla tua vera dimensione ed al tuo ideale.
Quando, invece, la mente non è controllata e si agita perché si trova alle prese con pensieri e sentimenti di basso livello, allora iniziano i problemi e ti troverai a dovere ricorrere allo psicologo o al guaritore. Ecco la ragione per cui dovresti lavorare al fine di purificare la mente. Dovresti liberarla dall'odio, dal rancore e da tutte le altre emozioni negative (paura, sfiducia, egoismo, opportunismo, menzogna, infedeltà, ecc.), soltanto così potrai ritrovare la vera pace: la pace che viene da un cuore semplice, sincero, altruista e pulito.

Riferimenti bibliografici
1) Paramansa Yogananda, La battaglia della meditazione, (interpretazione spirituale della Bhagavad Gita - Editrice Vidiananda.
2) Conferenza del maestro Muktananda (non pubblicata)

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