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I condizionamenti

 


 

Sale in zucca
consigli e riflessioni per "condire" la mente con un po' di saggezza

Questa rubrica settimanale curata dal Dr. Mario Rizzi ha lo scopo di aprire una finestra sui segreti della mente. Si propone inoltre di offrire diverse chiavi di lettura sui nostri comportamenti, di farci riflettere e, possibilmente, migliorare.
Potremmo anche scoprire che per dare più sapore alla nostra vita basta davvero poco: solo un po' più di sale.... in zucca!!


Mario Rizzi ha conseguito il dottorato in Psicologia Umanistica negli Stati Uniti e si è specializzato in R.H.M.T. ( Rigth Hemifere Mental Therapy ), una tecnica per la regressione della memoria senza ipnosi. Dopo oltre 30 anni di studi e ricerche ha creato una sterminata banca dati consultabile gratuitamente sui suoi 4 siti internet.
Si ringrazia per la collaborazione il sito www.viveremeglio.org
Pubblicato: 19 Ottobre 2004
Ringraziamo tutti gli autori, antichi e moderni che, con il loro lavoro hanno permesso questa raccolta e ci scusiamo qualora, per impossibilità, errore o distrazione, non abbiamo citato la fonte originale del materiale presentato.
I brani nel cui titolo compare un numero tra parentesi, rappresentano un testo originale, tratto dal volume il cui titolo è riportato nei Riferimenti bibliografici inseriti al termine di ogni capitolo.

I CONDIZIONAMENTI

Premessa
Tra poco verranno presentati alcuni tipi di condizionamenti e gli effetti che sono in grado di provocare. I condizionamenti sono assai subdoli in quanto spingono a credere ed agire in un certo modo mentre la persona è convinta che i propri pensieri ed il relativo comportamento siano frutto della propria libertà.
Per una buona comprensione dell'argomento suggerisco di rivedere il concetto del "Bambino" come distinta personalità in noi esposto in un precedente articolo. Per leggerlo clicca qui

Un pensiero di Emil Coué (1)
Certamente i condizionamenti determinano a nostra insaputa gran parte della nostra vita quotidiana. Scrisse in proposito Emil Coué, un esperto in terapia suggestiva: "Ed ecco che noi, così fieri della nostra volontà, che crediamo di compiere liberamente ogni nostra azione, non siamo in realtà che marionette di cui la nostra immaginazione (subconscio) tiene tutti i fili".
Tutti noi, infatti, in un’occasione o nell'altra ci siamo sentiti "spinti" a fare qualcosa che non avremmo voluto fare, oppure siamo stati incapaci di portare a termine qualche proponimento che ci eravamo proposti.

La videocassetta della nostra vita
Possiamo definire in questo modo l'insieme di tutti gli episodi che abbiamo registrato dal concepimento in poi. Tra questi episodi vanno catalogati anche quelli vissuti in incoscienza come quelli del periodo prenatale e quelli vissuti in stato ipnotico, sotto anestesia totale oppure in preda ad un dolore fisico assai forte.
Dalle sperimentazioni fatte con la regressione della memoria abbiamo appreso che ognuno di noi memorizza in continuazione gli eventi vissuti e le impressioni relative dal concepimento in poi. Questo fatto trova anche conferma nei racconti di varie persone che sono state in fin di vita ed hanno detto di aver visto scorrere tutto il "filmino" della loro vita.

I vantaggi della malattia (2)
Il concetto del beneficio secondario determinato da uno stato di malattia è ben noto non solo sul piano incon-scio: per questo si è detto che le malattie psicosomatiche, quelle che dipendono dall'influenza della mente (psiche) sul corpo (soma), rappresentano oggi la stessa "fuga dalle responsabilità della vita" che nel Medio Evo veniva attuata chiuden-dosi in convento.
Non c'è infatti essere umano che non abbia sperimentato, nella sua infanzia, il piacevole cli-ma di premure e di facilitazioni legato regolarmente ad ogni situazione di malattia e, nell'età adulta, il beneficio che una qualsiasi malattia, vera o inventata, ha potuto recargli con l'evitargli noiosi impegni o preoc-cupanti incombenze.
Per di più, scrive Deutsch, quando nell'infanzia una malattia organica coincide con un conflitto emotivo i due processi restano fusi per sempre, sicché l'uomo ten-derà sempre a servirsi delle malattie per tentar di ri-solvere ogni suo problema emotivo.
Tale beneficio secondario diventa più evidente in occasio-ne di determinate psicosomatosi: è tipico il caso de-scritto da Booth di un italiano affetto da una "nevrosi reumatica sine materia" che gli aveva pressoché para-lizzato l'articolazione scapolo-omerale destra: per que-sto motivo era stato esonerato, nel suo ufficio, dall'eseguire l'aborrito saluto romano; deciso antifa-scista, egli venne esiliato e riparò in America dove si sottopose a psicoterapia e guarì rapidamente intuendo il significato espressivo e difensivo del suo sintomo.
Al-tri esempi altrettanto eclatanti si trovano nella casistica delle psicosomatosi dei militari e nelle donne di casa, frequentemente a carico del sistema locomotore, il che impedisce agli uni le faticose marce di addestramento e alle altre le non meno faticose mansioni domestiche più pesanti. Un tipico caso capitato alla nostra osservazione fu quello di una suora, in aperto conflitto con il proprio stato, che presentava una rigidità delle gi-nocchia priva di un convincente reperto radiografico: ciò le evitava la sempre più intollerata po-sizione di preghiera.

Gli episodi con beneficio secondario (3)
Gli studi fatti sui riflessi condizionati e nell'ambito della medicina psicosomatica hanno mostrato come il comportamento di una persona in una data situazione sia quanto di meglio essa possa fare, anche se tale modo di agire può sembrare strano o inappropriato.
Generalmente il comportamento è motivato dalla parte "Bambino", perciò è più emotivo che razionale. Può essere che, inconsapevolmente, la persona si comporti così perché questo era il suo modo di agire quando era di fronte a sua madre, suo padre, o altre persone che l'hanno contattata nella più tenera infanzia o magari, indirettamente, nel periodo prenatale.
La mente, infatti, usa spesso le informazioni registrate nella memoria subconscia per valutare la situazione attuale ed agire in conseguenza. Per esempio una persona che è stata molto male mentre ascoltava una certa musica, difficilmente gradirà tale musica in altre occasioni.
A volte, specialmente nei bimbi, certi episodi dolorosi posso essere accompagnati da cure insolite o maggior manifestazione di affetto: questi momenti vengono classificati come "episodi con beneficio secondario". Ciò che li fa classificare in questo modo è il fatto che, anche se nella malattia o nel dolore, la parte "Bambino" ha ottenuto qualche tipo di vantaggio ed ha concluso che: "Se ho questo problema mi danno più... (affetto, cure, attenzione, ecc.)".
Non si dimentichi che il "Bambino" (o emisfero destro) non ha possibilità logico-raziocinanti, pertanto, anche dopo decine di anni, potrebbe ricreare il problema di un tempo a fronte della conclusione: "quando ho avuto il problema mi hanno dato più affetto, ora ricreo il problema e mi daranno più affetto".
Alcuni comportamenti anomali e le varie malattie psicosomatiche (circa l'80 per cento di quelle esistenti) potrebbero appunto essere riconducibili ad uno o più episodi dolorosi in cui la parte "Bambino" ha ottenuto qualche beneficio secondario.
Da quanto detto appare evidente quanto sia negativo parlare ad un bambino molto ammalato o ferito utilizzando frasi del tipo "mi fai tanta pena e ti voglio ancor più bene", oppure fare regali, o creare la possibilità che il "Bambino" in lui concluda che con quel problema si guadagna qualcosa. La posizione esistenziale di "vittima" può dipendere anche da questo.
Quando un bimbo stà bene gli si può dire ciò che si vuole ma quando è semicosciente, a causa di malattie o lesioni, è meglio prodigarsi nell'aiuto senza parlare. Lo stesso dicasi per le persone adulte deboli o incoscienti a causa di coma, traumi, incidenti e anestesie. Un riguardo particolare deve essere posto quando si parla alle donne incinte parchè è stato provato che le nostre parole possono venire registrate nella memoria istintiva del neonato in formazione.

Riferimenti bibliografici
1) Emil Coué, Il dominio di se stessi, Edizioni BIS, Blu International Studio.
2) Ferruccio Antonelli, Elementi di medicina psicosomatica, pagg. 82-83, Rizzoli Editore, Milano, 1970.

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