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Rudolf Steiner e la teoria dei 12 sensi
Sale in zucca consigli e riflessioni per "condire" la mente con un po' di saggezza
Questa rubrica settimanale curata dal Dr. Mario Rizzi ha lo scopo di aprire una finestra sui segreti della mente. Si propone inoltre di offrire diverse chiavi di lettura sui nostri comportamenti, di farci riflettere e, possibilmente, migliorare. Potremmo anche scoprire che per dare più sapore alla nostra vita basta davvero poco: solo un po' più di sale.... in zucca!!
RUDOLF STEINER E LA TEORIA DEI 12 SENSI
Rudolf Steiner e la teoria dei sensi (2) Rudolf Steiner, attento investigatore nel campo dell'occultismo, fondatore della scuola Antroposofica e dell'omonima Medicina, riconosce nell'uomo ben 12 sensi, di cui cinque attualmente conosciuti anche dalla scienza ufficiale. Riprendiamo brevemente questi 12 sensi per poi dilungarci sul senso dell'altra persona che, per il nostro studio, riveste un'importanza fondamentale. Attualmente questo senso si va perdendo a causa della televisione che non richiede agli ascoltatori il rispetto dovuto, fino a qualche decennio fa, a chi stava parlando. A tal proposito ricordiamo che nelle tribù dei pellerossa Apache vigeva l'uso del "bastone della parola": un bastone veniva impugnato da chi prendeva la parola e obbligava tutti coloro che non lo avevano ad ascoltare rispettosamente. Forse, se lo utilizzassimo anche noi nelle scuole ed in certe famiglie, potremmo riportare un po' di armonia dove la si è da tempo dimenticata. I 12 sensi, così come insegnati da Steiner, vengono così suddivisi:
SENSI INFERIORI senso del tatto senso dell'equilibrio senso del proprio movimento senso della vita SENSI INTERMEDI senso della vista senso dell'olfatto senso del gusto senso del calore SENSI SUPERIORI senso del tono, timbro o udito senso della voce, della parola o della lingua senso del pensiero, del concetto o della rappresentazione senso del proprio "Io" e di quello degli altri
SENSI INFERIORI senso del tatto senso dell'equilibrio senso del proprio movimento senso della vita
SENSI INTERMEDI senso della vista senso dell'olfatto senso del gusto senso del calore
SENSI SUPERIORI senso del tono, timbro o udito senso della voce, della parola o della lingua senso del pensiero, del concetto o della rappresentazione senso del proprio "Io" e di quello degli altri
Il senso dell'Io dell'altra persona (3) Immaginiamo due uomini a colloquio: l'uno ascolta attentamente quanto l'altro gli dice. In questo momento null'altro lo interessa (così vogliamo supporre), se non l'argomento che il compagno gli propone per mezzo del linguaggio. Il nostro ipotetico ascoltatore sente il suono della voce dell'altro, sente le sue parole, percepisce i suoi pensieri, concetti e rappresentazioni ed inoltre non ha nessun dubbio che l'interlocutore sia un essere dotato di "Io" quanto egli stesso. Fra chi parla e chi ascolta vi è, in questo momento, una profonda differenza. Chi parla è, in certo qual modo, egoisticamente attivo; sviluppa pensieri ed idee, le formula in parole e frasi, vive in un elemento quotidiano. L'attento ascoltatore rinuncia ai propri pensieri ed opinioni e si fa, in maniera altruistica, puro organo di percezione di pensieri altrui. Infatti, nella misura in cui inizierebbe a produrre pensieri propri, non potrebbe più percepire i pensieri dell'altro. In questa situazione immaginaria diventa particolarmente evidente la straordinaria novità portata da Rudolf Steiner con la sua teoria dei sensi. In base alle sue indagini egli ci spiega nei dettagli come, quando percepiamo ciò che di un'altra persona si manifesta durante un colloquio, abbiamo a che fare con vari organi di senso e non solo con l'udito come comunemente riconosciuto. D'altro canto il tono, il linguaggio, il pensiero e l'Io dell'altra persona, rappresentano una realtà che può essere percepita così come, con altri sensi, si può percepire odori, colori e calore. Le conseguenze di questa scoperta per la vita umana in generale, e per l'educazione in particolare, sono davvero notevoli... La scienza attuale, per quanto ne sappiamo, riconosce solo l'esistenza di cinque dei dodici sensi. I motivi di questo fatto sono comprensibili. E' stato appena detto che alcuni di questi sensi danno testimonianza della natura superiore dell'uomo ragione per cui l'animale, quale essere puramente naturale, non li può possedere. La scienza naturale odierna non ha ancora la possibilità i limiti se li pone da sola di indagare la natura superiore dell'uomo.
La Nascita Psicologica (4) Nel momento della "nascita biologica" il piccolo, nell’arco di poche ore, viene proiettato in una condizione catastroficamente diversa, in cui si trova esposto a sensazioni nuove e senza dubbio terrificanti di freddo, scabrosità, pressione, rumore, mancanza di sostegno, luminosità, separazione e abbandono estremi. Il neonato, per un breve periodo di tempo, è avulso, separato, solo, isolato. Le varie teorie sul trauma della nascita sostengono tutte che i sentimenti prodotti da questo evento sono stati registrati e si trovano depositati, in qualche forma, nel cervello... Nel giro di pochissimo tempo un "salvatore" viene incontro al neonato: un altro essere umano che lo raccoglie, lo avvolge in calde coperte, lo sostiene, e inizia a confortarlo "accarezzandolo". A questo punto avviene la "Nascita Psicologica". E' il primo "riconoscimento": qualcosa che lo informa che la vita "là fuori" non è poi così male. Si ha una riconciliazione, una reintegrazione di intimità, la quale stimola il suo desiderio di vivere. Le carezze, o il ripetuto contatto corporeo, sono essenziali alla sua sopravvivenza. Senza di esse egli morirebbe, se non fisicamente, almeno psicologicamente. La morte fisica, dovuta a uno stato noto col nome di marasma, un tempo era un fenomeno frequente nei ricoveri per trovatelli, dove mancavano queste prime carezze. Queste morti non erano attribuibili a nessuna causa fisica, eccetto la mancanza di questo stimolo essenziale. Questa dolorosa intermittenza mantiene il neonato in un costante stato di squilibrio. Nei primi due anni di vita non possiede uno strumento di "pensiero" concettuale, la parola, con cui poter elaborare una spiegazione del suo stato precario in questo mondo. Egli, tuttavia, REGISTRA CONTINUAMENTE gli stati d'animo prodotti in lui dal suo rapporto con gli altri, principalmente la madre, e tali stati d'animo dipendono direttamente dalla presenza e dall'assenza di carezze.
Chiunque lo accarezza è OK. La valutazione che egli dà di se stesso è incerta perché i suoi stati d'animo positivi sono fugaci e ad essi subentra di continuo la sensazione di NON essere OK. L'incertezza finisce per convincerlo: IO NON SONO OK. Piaget, (5) basandosi su meticolose osservazioni di bambini nella prima infanzia, crede che le informazioni che essi ricevono, sotto forma di un guazzabuglio di impressioni, inizino a disporsi in certe sequenze strutturate nei primi mesi di vita e raggiungano il completamento entro il termine del secondo anno. Infatti, a questa età, il bimbo è in grado di assumere un atteggiamento, o raggiungere una conclusione, prima dell'uso della parola. Io sono dell'opinione che questo stato di equilibrio, evidente al termine del secondo anno o durante il terzo, tragga origine dalla conclusione a cui è giunto il bimbo in merito a se stesso e agli altri: il suo atteggiamento verso la vita o la sua "posizione esistenziale". Una volta stabilito il proprio atteggiamento, egli ha qualcosa di solido su cui costruire, una certa base di prevedibilità.
Riferimenti bibliografici 2) Rudolf Steiner, L'organismo sensorio dell'uomo, Associazioni per la pedagogia stenieriana, Milano e Roma, 1976. 3) Ibid. 4) Thomas A. Harris, Io sono Ok, tu sei OK, pagg. 6566, Rizzoli Editore, Milano, 1974.
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