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SALE IN ZUCCA / PSICOLOGIA

La coscienza

 


 

Sale in zucca
consigli e riflessioni per "condire" la mente con un po' di saggezza

Questa rubrica settimanale curata dal Dr. Mario Rizzi ha lo scopo di aprire una finestra sui segreti della mente. Si propone inoltre di offrire diverse chiavi di lettura sui nostri comportamenti, di farci riflettere e, possibilmente, migliorare.
Potremmo anche scoprire che per dare più sapore alla nostra vita basta davvero poco: solo un po' più di sale.... in zucca!!


Mario Rizzi ha conseguito il dottorato in Psicologia Umanistica negli Stati Uniti e si è specializzato in R.H.M.T. ( Rigth Hemifere Mental Therapy ), una tecnica per la regressione della memoria senza ipnosi. Dopo oltre 30 anni di studi e ricerche ha creato una sterminata banca dati consultabile gratuitamente sui suoi 4 siti internet.
Si ringrazia per la collaborazione il sito www.viveremeglio.org
Pubblicato: 22/06/2004
Ringraziamo tutti gli autori, antichi e moderni che, con il loro lavoro hanno permesso questa raccolta e ci scusiamo qualora, per impossibilità, errore o distrazione, non abbiamo citato la fonte originale del materiale presentato.
I brani nel cui titolo compare un numero tra parentesi, rappresentano un testo originale, tratto dal volume il cui titolo è riportato nei Riferimenti bibliografici inseriti al termine di ogni capitolo.

LA COSCIENZA

... Coscienza e Vita sono identiche, due nomi per una cosa sola, secondo che viene osservata dall'interno o dall'esterno. Non vi è vita senza coscienza, non vi è coscienza senza vita.
Alice Bailey

La Coscienza, è lo strumento con cui la vita riesce a far sopravvivere tutte le creature viventi, in quanto permette loro di rendersi conto di due sensazioni fondamentali: il "piacere" ed il "dolore".
Mentre la coscienza permette ad una creatura di rendersi conto di quello che sta succedendo, la sua intelligenza elabora i mezzi più idonei per avvicinarsi a ciò che favorisce la sopravvivenza (piacere) oppure per fuggire o difendersi da ciò che la ostacola (dolore).
La coscienza, per mezzo dei sensi, ci permette di contattare il mondo circostante e di conoscere ciò che vi accade. Nei primi anni di vita la nostra coscienza è centrata sul corpo e sulle sensazioni che esso prova. Poi, con il passare degli anni, essa si amplia e ci consente anche di conoscere cosa avviene nel nostro mondo psichico (emozioni, pensieri, immaginazione, ecc.), finché arriva al punto di renderci consapevoli della distinzione esistente tra noi ed il mondo circostante prendendo il nome di "Autocoscienza". Questo è il livello coscienziale della maggior parte dell'umanità attuale.
Ad un livello superiore si raggiunge la "coscienza di esistere come una unità separata", ovvero si vive restando spettatori del mondo, e dei propri strumenti (corpo, pensieri ed emozioni).
Un livello ancora più alto di coscienza, assai raro, permette di sentirsi parte del tutto che ci contiene (Dio) e comprendere pienamente il detto biblico: "In Lui noi siamo, viviamo, ed abbiamo il nostro essere".

Come si aumenta il livello di coscienza?
La coscienza può essere considerata come una lampada che illumina una parte della casa; spostando la luce, infatti, non si accresce, né si espande, la luce presente nell'ambiente. Nello stesso modo, se spostiamo l'attenzione da una cosa all'altra, non espandiamo la nostra coscienza perché mentre osserviamo il nuovo non possiamo vedere il vecchio.
Pertanto, per aumentare il livello della coscienza, dobbiamo imparare a concentrarci e diventare consapevoli dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre azioni. Forse non ce ne rendiamo conto ma la maggior parte delle nostre azioni sono automatiche e l'automatismo non porta certamente ad uno sviluppo della coscienza.

Un'interpretazione esoterica del peccato originale
Rileggiamo un attimo alcuni versetti della Genesi, il libro iniziale della Bibbia.
Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile"... Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo... Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?". Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto".

I brani che abbiamo letto si riferiscono all'umanità che viveva nell'antico continente, ora scomparso, chiamato "Mù" o "Lemuria". A quei tempi l'uomo gestiva il suo corpo "da fuori" come il burattinaio gestisce il burattino. Infatti "tutti e due erano nudi... ma non ne provavano vergogna" e non avevano paura alcuna. Nessuno burattinaio, infatti, prova vergogna se il suo burattino è nudo oppure ha paura se questi dovesse trovarsi in pericolo.
Il peccato originale compare nel momento in cui l'uomo, proprio per la ricerca del piacere sessuale, inizia ad usare il sesso al di fuori dei momenti astrali propizi per la procreazione. Con questa decisione egli "entra" sempre di più nel suo corpo fino ad identificarsi con esso: momento in cui inizia ad aver paura e provare vergogna.
La stessa cosa accadrebbe ad un burattinaio che entrasse nel suo nudo burattino, e si convincesse di essere il medesimo: proverebbe vergogna ed inizierebbe a temere per tutti i pericoli presenti nel mondo circostante.
Questa interpretazione del "peccato originale" trova conferma nella Cosmogonia dei Rosacroce, leggiamone alcuni brani:
"Il Lemuriano nulla sapeva della nascita del proprio corpo che non poteva vedere, come non poteva vedere nessun'altra cosa, ma percepiva la presenza dei suoi consimili... Egli non sapeva nulla del proprio corpo così come noi non sappiamo di avere uno stomaco quando questo è sano. Ci rendiamo conto della sua esistenza solo quando gli abusi ci causano dolori in quella zona del corpo.
Il Lemuriano non conosceva la morte perché quando nel corso di lunghi periodi il suo corpo l'abbandonava, egli entrava in un altro, pienamente inconscio del cambiamento. La sua coscienza non era concentrata nel Mondo Fisico, perciò il lasciare da parte un corpo e prenderne un altro, non era per lui un inconveniente più grave di quanto lo è per l'albero il cadere di una foglia o di un ramoscello secco, rimpiazzati da nuovi germogli."
L'uomo, a quel tempo, non era consapevole del Mondo Fisico come lo è ora durante il sonno. Era solamente durante il contatto intimo dei rapporti sessuali che il diventava conscio della carne e l'uomo "conosceva" la sua compagna.
Per moltissimi anni l'uomo aveva vissuto nella salute e nel benessere (vedi il Paradiso terrestre", n.d.r.); ma conobbe il male quando cominciò ad esercitare le funzioni creative al di fuori dei periodi indicati dalle influenze degli astri. La supposta maledizione di Dio non fu affatto una maledizione; ma una semplice constatazione del danno che avrebbe subito il nascituro non essendo stato preso in considerazione l'effetto dei raggi stellari sulla gestazione e sul parto" (1).
Perciò la Chiesa dice bene quando relaziona il peccato originale all'uso sconsiderato delle forze generative.

L'apparato che ci fa sopravvivere (2)
Fondamentalmente, tutti i meccanismi che aiutano un essere a sopravvivere si possono riassumere nella presenza di un apparato in grado di riconoscere le fonti di piacere e quelle di dolore, e quindi produrre dei movimenti atti ad avvicinare le prime e ad allontanarsi dalle seconde.

percezione >> reazione >> attività

In tutte le creature viventi, l'eventuale attività che nasce in risposta ad un segnale di pericolo è istintiva, automatica o reattiva, e non determinata da un ragionamento logico e razionale.
Anche nell'uomo, i momenti di pericolo per l'organismo, sono gestiti in modo istintivo dall'EMISFERO DESTRO DEL CERVELLO. Infatti tutti noi ritiriamo subito il dito quando ci capita di toccare una cosa che scotta; nessuno si ferma a valutare quanti gradi saranno, di che gravità sarà la scottatura che si sta formando, ecc.

Riferimenti bibliografici
1) Max Heindel, La cosmogonia dei Rosacroce, pagg. 198199, Edizioni del Cigno, Peschiera del Garda, (VR).
2) Elaborato da: Angela Maria La Sala Batà, Guida alla conoscenza di sé, pag. 26, Edizioni Nuova Era, Roma. R. Laquaniti, Autoconoscenza, pagg. 2829, Edizioni Vidya, Roma.

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