La riunione della Commissione europea per regolamentare la produzione di vino bio nell'Ue del 18 maggio scorso ha rivelato in modo inequivocabile ma mancanza di volontà politica da parte di alcuni Stati di arrivare ad un accordo che porti alla nascita del “vino biologico”, che oggi legalmente non esiste.
I 27 sono spaccati sulla riduzione della presenza di solfiti nel vino biologico rispetto a quanto propone Bruxelles, cioè 100 milligrammi/litro per i rossi e 150 milligrammi/litro per i bianchi e i rosati. Nel vino convenzionale vengono oggi autorizzati 150 milligrammi per i rossi e 200 per i bianchi. Il progetto della Commissione Europea è stato considerato una base accettabile dai Paesi del Sud dell’Europa con la sola esclusione del Portogallo, mentre altri Paesi nordeuropei capitanati dalla Germania in associazione con Polonia, Austria, Olanda, Regno Unito, Svezia, Portogallo e forse Repubblica Ceca lo hanno fermamente respinto. Questi Paesi, carenti di sole, hanno bisogno dei solfiti (ossia dell'aggiunta di anidride solforosa che è un antiossidante) per stabilizzare il loro vino, che già prevede lo zuccheraggio per alzarne la gradazione alcolica.
Per questo sono disposti a ridurre la presenza di solfiti nel vino biologico solo di 20 milligrammi rispetto al prodotto convenzionale, accettando quindi 130 milligrammi per i rossi e 180 per bianchi e rosati. Contraria alla proposta, ma per ragioni diverse, è anche la Francia. La proposta della Commissione europea, infatti, pone problemi non solo sulla presenza dei solfiti, ma anche sul trattamento termico per la produzione di succhi d'uva (è il caso della Francia) e ancora per alcune deroghe in bianco che alcuni Paesi vorrebbero ottenere nella produzione di vino biologico.
“Il rinvio deciso a Bruxelles sul regolamento per il vino biologico – ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole, Giancarlo Galan - dimostra che in Europa non c’era ancora l’unanimità di vedute sui parametri qualitativi del vino biologico, tra cui i solfiti. I Paesi europei del Centro-Nord non l’hanno ancora avuta vinta e questa proroga ci permette di sostenere le tesi italiane, che puntano su un vino biologico con caratteristiche qualitative ben distinte dal prodotto convenzionale. L’Italia chiede, in particolare, di stabilire un contenuto inferiore di solfiti per non ingannare i consumatori quando scelgono di consumare ‘bio’. Tale questione sarà affrontata a breve in un incontro con il Commissario dell’Unione Europea Dacian Ciolos.”.
Il dossier tornerà a giugno sul tavolo del Comitato Europeo, ma questa confusione normativa, unita allo spettacolo indecoroso offerto dai politici europei, porta solo acqua al mulino di quei produttori "duri e puri" che ormai da tempo stanno imponendo il loro modello etico e pulito ai consumatori con crescente successo.