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VENDEMMIA: CROLLANO I PREZZI DELLE UVE AL CENTRO-SUD E ARRETRANO I LISTINI DEL VINO ALL’INGROSSO

Annata decisamente avara dal punto di vista economico per i viticoltori del centro-sud, per i vini è ancora calo dei consumi

La vendemmia 2008 a due facce: aumento della produzione (tra l’8 e il 10% rispetto al 2007) e crollo dei prezzi dell’uva (meno 13-15%, con punte anche del 20%) nei confronti della precedente campagna. A sostenerlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori che mette in evidenza una situazione preoccupante per le aziende vitivinicole, in particolare del Centro-Sud, che già fanno i conti con costi produttivi sempre più pesanti e insostenibili.

Nella seconda settimana di settembre, come si riscontra anche dai dati Ismea, vi è stata una tendenza al ribasso per le quotazioni delle uve in tutta la Penisola; ma le difficoltà maggiori si sono avute nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno specialmente per le carenze strutturali di collocamento con i mercati. In Puglia, in particolare, sono state scambiate alcune partite significative di Trebbiano e Sangiovese ad un prezzo indicativo di 13-15 euro al quintale, Iva compresa ben al di sotto di quello dello scorso anno. La Regione è colpita anche dallo “scarso interesse” da parte dell’industria del Nord all’acquisto di mosto di nuova produzione.

Relativamente ai vini bianchi di bassa gradazione, si registra un calo per il prodotto veneto che perde il 4% negli ultimi sette giorni. In flessione anche le quotazioni delle indicazioni geografiche Verduzzo, Pinot bianco, Chardonnay e Pinot grigio, che lasciano sul mercato, in media, il 2%. Arretrano nuovamente anche i listini romagnoli, abruzzesi e pugliesi. Le quotazioni dei vini bianchi di 12/13 gradi restano stabili a 2,55 euro l’ettogrado. Nel comparto dei vini rossi di 9/11 gradi non si registrano variazioni e il prezzo medio resta fermo a 3,15 euro l’ettogrado. Il prodotto di alta gradazione evidenzia un arretramento dei listini del 2% circa attestandosi a 3,12 euro l’ettogrado.

Sono dati che devono far riflettere, vanno, però, evitati però eccessivi allarmismi. Tuttavia, se questi stessi dati si collegano alla tendenza del calo dei consumi ( -2%) registrato dai ristoratori nel corso degli ultimi mesi e alle conseguenze di campagne contro alcol e vino che allontanano consumatori, il settore rischia di trovarsi alle prese con nuove complesse difficoltà.

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